Sfrusaduu par du dì

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Gran bella giornata quella di Domenica 16 Giugno, la prima degli “Sfrusaduu par du dì”, evento transfrontaliero realizzato sotto l’egida di INTERREG – Saperi Alpini che vedeva la fattiva collaborazione della regione Valle di Muggio, del Comune di Arogno e degli Amici dell’Alpe di Arogno con il Comune di Casasco, la Comunità Montana Lario Intelvese e il comitato organizzatore rappresentato dalle Associazioni del Paese.

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 Le nostre valli pur se divise da un confine hanno avuto nel corso degli anni tante storie in comune, economiche certamente, ma anche di vita vissuta se pensiamo a quanti da una parte e dall’altra si sono incontrati e hanno messo su casa e famiglia.

La storia ci insegna che laddove c’è un confine, da sempre, esiste il contrabbando, perché la frontiera è essa stessa il teatro naturale del commercio illegale o dello sfroso come si dice da queste parti.

Con la nascita del Regno d’Italia e la sempre più pesante imposizione fiscale sulle merci, il contrabbando italo svizzero era più fiorente che mai, favorito anche da una endemica miseria e contrastato, da una parte e dall’altra, dalle guardie doganali che avevano la licenza all’uso delle armi.

Il fenomeno, storicamente sempre presente, si è ampliato soprattutto nel corso dell’ultima guerra e per tutti gli anni 50, 60 e 70 del secolo scorso quando il contrabbando era praticato in entrambe le direzioni; tendenzialmente negli anni 40 e primo 50 si portava oltrefrontiera generi alimentari di base quale il riso, salumi o prodotti in ferro per l’agricoltura.

Gli anni cinquanta, sessanta e parte dei settanta sono stati il periodo delle gomme per auto, delle pellicce verso la Svizzera e delle sigarette, orologi e prodotti di piccola elettronica verso l’Italia, ma oramai eravamo alla fine del cosiddetto contrabbando romantico per passare ad un tipo di fenomeno decisamente più criminale con il ricambio della merce che ora era: denaro, droga (?), armi o uomini.

Questa la storia, ora la cronaca di questo primo evento rievocativo che prevedeva l’arrivo all’Alpe di Arogno di una colonna di spalloni italiani che portava il riso a ricordo dello “sfroso” degli anni 40 verso la Svizzera che aveva patito tutti i drammi della guerra, soprattutto quelli dovuti alla scarsità di generi alimentari; non che in Italia si stesse meglio, ma da noi vi era già un fiorentissimo e collaudato mercato nero e, pertanto, era facile organizzare spedizioni.

Facile, ma certamente pericoloso, perché se le guardie di confine di lingua italiana erano un poco più tolleranti, quelle di lingua tedesca non lo erano affatto e facevano largo uso del diritto al ricorso alle armi.

La nostra brigata di spalloni è partita da Casasco d’Intelvi e i figuranti (tutti ex spalloni che nonostante l’età erano ancora in gambissima) si sono caricati sulle spalle le bricolle (in questo caso vuote tranne che per quelli che hanno portato il riso).

A Orimento si è formata la fila dei contrabbandieri e degli accompagnatori, circa 60 persone, che passo dopo passo si sono fatti il sentiero che separa Orimento dall’Alpe di Arogno in poco più di 2 ore.

Qui ad aspettare la colonna vi era la gran parte degli abitanti di Arogno e la televisione della Svizzera Italiana (il servizio è disponibile anche sul sito del Comune di Casasco) ha intervistato i protagonisti più rappresentativi che si sono lasciati andare ai tanti piccoli e grandi ricordi personali, poi è cominciata la gradita distribuzione del riso.

Così tra grandi mangiate e altrettanto grandi bevute è trascorsa una bella giornata, che ricorderemo certamente, ma che ripeteremo tra breve quando il prossimo 3 Agosto gli Amici di Arogno renderanno la visita a Casasco.

Alfredo Zecchini

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