Protezione delle superfici – I sistemi antivolatili

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E’ la stessa conformazione degli edifici storici, ricchi di pinnacoli, aggetti e rientranze, a farne un ricovero ideale per i volatili, che vi nidificano e rifugiano, creando nel tempo, specie se in sovrannumero, problemi non semplici da risolvere, di ordine soprattutto igienico ed estetico. Soprattutto il guano non rimosso risulta corrosivo per un gran numero di materiali impiegati nell’edilizia storica (oltre a costituire un substrato ideale per la successiva proliferazione di microvegetazione, muffe, funghi e batteri), ma anche il becco e le unghie dei volatili possono risultare estremamente dannosi. Le superfici più a rischio sono quelle in pietra naturale lavorata, seguite dai metalli, del legno e dalla terracotta (anche la plastica, nell’edilizia contemporanea).

Esiste sul mercato un buon numero di sistemi “dissuasori”, cosiddetti perché dissuadono il volatile alla sosta, rendendogli disagevole o impossibile l’approdo. Tali dispositivi, generalmente poco visibili e mai invasivi nei confronti delle superfici, vengono installati per punti nelle zone più “a rischio” (guglie e altri elementi verticali isolati, davanzali, cornicioni e tutti i corpi lievemente aggettanti, le nicchie, le parti sommitali di portici e porticati, le celle campanarie…). Per essere efficace, la messa punto di un sistema antipiccioni richiede dunque un minimo di progettazione, che si rivela però fondamentale nel caso di siti monumentali di grandi dimensioni e conformazione complessa, dove è sempre opportuno richiedere il parere di uno specialista, esperto nelle abitudini delle varie specie di volatili da allontanare (piccioni e colombe, ma anche pipistrelli, storni, gabbiani…) e dotato di sufficienti sensibilità e conoscenze tecniche.

L’installazione del sistema antivolatili è in genere l’ultimo atto di un intervento di restauro; nel caso rappresenti un’opera a sé stante è necessario procedere in via preventiva a una disinfestazione dei luoghi.

I sistemi più diffusi si dividono in due categorie: meccanici ed elettrici, mentre sono praticamente usciti dal mercato i repellenti chimici, per la loro pericolosità ambientale e nei confronti dei materiali di supporto.

Sistemi meccanici: punte, cavi di intralcio, reti. Le punte sono raccolte in fasce di lunghezza variabile, possono essere in metallo (acciaio inox), nylon o policarbonato, a fila unica o doppia, a uno o due bracci di flessibilità variabile. Di colore neutro, generalmente bianco semitrasparente, vengono fatte aderire alle superfici da proteggere con collanti siliconici o microchiodi, resistenti alle aggressioni atmosferiche locali (comprese piogge acide, UV, cicli di gelo-disgelo).

I fili meccanici sono costituiti da cavi in acciaio inox di diametro molto ridotto, sostenuti da pilastrini in una, due o tre file e tenuti tesi da molle.

Le reti servono invece ad impedire l’accesso negli spazio coperti, tipicamente feritoie, rosoni, edicole, cavedi, sottotetti, sottoportici, celle campanarie… sono realizzate con materiali in lega metallica o plastica, inalterabili alle sollecitazioni ambientali e con scarsa aderenza alle polveri. Si installano per punti meccanici e devono risultare poco o  niente visibili.

Sistemi elettrici: sono costituiti da bande collegate con speciali morsetti o nastri conduttori, molto flessibili e poco appariscenti, possono essere alimentati da sistemi fotovoltaici. Gli elettrodi terminali scaricano sui corpi con cui vengono in contatto degli impulsi elettrici di breve durata e bassissima potenza, assolutamente innocui per uomini e animali. Alcuni tipi generano anche dei segnali acustici di frequenza tale da risultare intollerabili per alcune specie (ma perfettamente non udibili dall’uomo): i migliori risultati si ottengono nell’allontanamento degli storni.

 Flavia Trivella

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