Palazzo Mazzetti ad Asti. L’edificio, il restauro, il museo

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Palazzo Mazzetti ad Asti. L’edificio, il restauro, il museo, a cura di Andrea Rocco, Rossana Vitiello, Cinisello Balsamo, SilvanaEditoriale, 2013, pp. 278.

Asti: Museo Civico rinnovato in un palazzo costruito dagli artisti lacuali

Giovedì 30 maggio 2013 è stato presentato il poderoso volume dedicato ai lavori di restauro e di riallestimento di Palazzo Mazzetti ad Asti, dalla fine degli anni trenta del Novecento di proprietà della locale Cassa di Risparmio (in tempi più recenti passato alla omonima Fondazione) e destinato ad ospitare le civiche raccolte d’arte e storia.

La pubblicazione a cura del conservatore delle collezioni, Andrea Rocco, e della funzionaria responsabile per territorio della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte, Rossana Vitiello, rende conto di un incisivo impegno, durato oltre un decennio per offrire al pubblico di visitatori e studiosi ambienti completamente rinnovati, sia dal punto di vista della ricerca scientifica che della progettazione museografica, che del restauro vero e proprio a cui è dedicato largo spazio, oltre la metà del volume.

Gli studi storico-artistici curati da Andrea Rocco e il ricco regesto documentario edito in appendice, relativi alla ricostruzione delle vicende sei e settecentesche della storia del palazzo di proprietà dei Mazzetti di Frinco, famiglia di origine chierese arricchitasi con l’attività finanziaria nelle Fiandre e nei Paesi Bassi, tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna, ma con interessi nell’astigiano sin dal XV secolo, hanno permesso di far emergere la cospicua presenza di maestranze ed artisti lacuali, in particolare sottocenerini. Furono loro protagonisti nelle diverse fasi di ampliamento e di decorazione della residenza, segno della progressiva ascesa del casato sulla scena cittadina e non solo, come attestato dall’ospitalità fornita a personaggi illustri da Giacomo Francesco Edoardo Stuart, pretendente alla corona britannica come Giacomo III, al re di Sardegna Carlo Emanuele III. Si devono segnalare i nomi, talvolta ancora poco noti, del capomastro Domenico San Michele di Rovio, forse lontanamente imparentato con la celebre dinastia porlezzina che ebbe grande fortuna nei territori di terraferma veneta, attivo per i primi ampliamente e riplasmazioni nel 1638, cui seguì il coinvolgimento, pochi anni dopo, di altri professionisti in società, Martino Donati con Giacomo e Martino Sarvello. Un quarantennio più tardi compaiono i mastri Donato e Cristoforo Conza, nuovamente di Rovio, mentre nella fase di lavori dei primi decenni del Settecento si rileva la presenza di Paolo Trivelli (o Trivello), la cui opera fu periziata da un altro esponente della famiglia Conza, Andrea, ben attestata tra astigiano e cuneese nel XVII e il XVIII secolo. Per quanto riguarda le diverse campagne di scultura in stucco è possibile ora associare al nome di Antonio Catenazzi un repertorio figurativo aggiornato in direzione tardo barocca, con rimandi nelle soluzioni con le sfingi a prototipi illustri, come gli interventi dei Ciceri in palazzo Medici Ricciardi a Firenze, nell’ambiente aulico per eccellenza, la galleria del palazzo, completata nella volta dalla pittura del bolognese Antonio Caccioli. L’équipe guidata dal ticinese nel 1720 annoverava, dato prezioso, raramente restituito nei contratti o nelle note di pagamento, anche Antonio Risone, Lorenzo Varalle e il figlio e Petrino Tibaldi. Agli scultori esperti nella lavorazione di parti figurate, che conclusero l’opera due anni più tardi lasciando spazio all’intervento del doratore, venne associato per la modellazione di lesene a finto marmo Marsilio Roncati. A lui sono stati anche attribuiti nella stessa sala altri interventi di ornati con motivi a nastro e originali figure di genere e animali che rimandano alla rielaborazione dei classici motivi a grottesche e dei repertori i Jean Berain, già largamente noti a livello internazionale.

La presenza nel cantiere degli artisti lacuali, nella maggior parte dei casi, non costituisce una esperienza isolata nel panorama cittadino, ma si inserisce nell’ambito di significative fasi di ammodernamento o di costruzione ex-novo nel panorama edilizio astigiano, prima fra tutte la ricca stagione di rinnovamento degli spazi di culto della città e della diocesi promossa dal vescovo di origini milanesi e cistercense Innocenzo Milliavacca: basti ricordare le grandi campagne che interessarono i poli religiosi del duomo e della collegiata di San Secondo.

Nonostante le importanti carte emerse grazie al riordino del fondo della famiglia Mazzetti depositato presso l’Archivio di Stato di Asti, rimangono ancora senza autore alcune delle campagne di decorazione in stucco promosse nelle sale del palazzo, in particolare quella dell’alcova, cronologicamente risalente alla metà degli anni ottanta del Seicento e ancora fortemente caratterizzata, dal punto di vista stilistico, da un recupero di motivi tardo manieristi che rimandano da vicino al modellato di alcuni ambienti della reggia di Venaria. Si apre dunque l’opportunità di ulteriori ricerche e approfondimenti che certamente potranno trovare una nuova pista di ricerca nella rete di alleanze professionali delle famiglie di artisti lacuali documentate nel palazzo, società professionali e probabilmente unioni famigliari che potrebbero coinvolgere anche dinastie valsoldesi o intelvesi, vista la amplissima diffusione di esperti scultori nelle fasi tra barocco e rococò in territorio sabaudo.

Oggi la civiche raccolte si inseriscono in un più vasto Sistema Urbano denominato Asti Città Museo che conta ben 22 partners, capofila il Comune, uniti per valorizzare il patrimonio cittadino del quale, vale la pena di ricordarlo, fa parte anche il settore monumentale del Cimitero che annovera anch’esso numerose sculture di artisti lacuali attivi tra Otto e Novecento quali i ticinesi Luca Gerosa di Stabio e Giuseppe Realini di Ligornetto, allievi prima di Vincenzo Vela e poi, in Accademia Albertina a Torino, di Odoardo Tabacchi.

Laura Facchin

Per vistare il Museo:PALAZZO MAZZETTI- info@palazzomazzetti.itmazzetti@fondazionecrasti.it

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