Organi in Valle Intelvi

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Organi in Valle Intelvi

Organi. Arte e musica nella antiche chiese della Valle Intelvi, R. Pellegrini-I. Gatti, Attilio Sampietro Editore, 2013

È stato recentemente realizzato e pubblicato uno studio sugli organi della Valle Intelvi. L’opera ha non solo lo scopo di inventariare gli strumenti esistenti nella Valle, ma anche quello di ricostruire la storia sia di quelli oggi esistenti che di quelli che sono esistiti in passato nelle chiese del territorio, nonché di documentare le caratteristiche tecniche e foniche degli organi che oggi si utilizzano (più o meno e con i loro eventuali difetti) durante le celebrazioni liturgiche, anche attraverso dei brani musicali eseguiti su ciascuno degli strumenti che le chiese vallintelvesi ospitano.

Il territorio esaminato comprende strumenti conservati in chiese della diocesi comense (Argegno, Blessagno, Casasco, Castiglione, Laino, Lanzo, Pellio Superiore e Inferiore, Pigra, Schignano) e di quella milanese, ove, oltre a Osteno e a Claino, si è annoverata Campione d’Italia che nella visita Schuster del 1932 veniva classificata come Campione d’Intelvi. Fra le località considerate, si comprende anche San Fedele che ebbe in passato un organo Lingiardi, installato nel 1922, rimosso negli anni ’70: nella chiesa rimane infatti una cantoria vuota.

In prospettiva storica, la citazione più antica relativa alla presenza di un organo in Valle riguarda la chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Osteno, ove sappiamo che nel 1596, sul lato settentrionale e presso il pulpito, era presente un piccolo organo. Siamo alla fine del XVI secolo: è passato il Concilio di Trento (1545-’63) col suo “Decretum de observandis et vitandis in celebratione missarum” e col primo Concilio Provinciale Milanese si è stabilito perentoriamente che l’unico strumento ammesso nelle funzioni liturgiche è l’organo, che deve accompagnare un canto “chiaro e distinto”. L’organo di Osteno non doveva essere particolarmente rilevante: negli atti della visita di Federico Borromeo del 1606 non venne infatti nominato nella descrizione della chiesa, ma fu solo elencato fra le suppellettili. In ogni caso lo si suonava, come testimoniano alcuni documenti del 1618-’19. In particolare il Libro Cassa della chiesa riporta che per la festa del Corpus Domini del 1619 vennero spesati un organista luganese e un cantore.

Nei paesi intelvesi di parte comense non abbiamo rilevato traccia documentaria della presenza di organi nel ‘500.

Nel 1651 il vescovo di Como Lazzaro Carafino indirizzò alcuni decreti alla diocesi e, fra le altre cose, sollecitò ad aumentare il numero di organi nelle chiese. L’unico paese in cui abbiamo trovato testimoniata la presenza di un organo in questo secolo è Castiglione. La chiesa di S. Stefano di Montronio usciva da un periodo difficile: già alla fine del decimosesto era stata inondata e semidistrutta dal Telo ed i vescovi susseguitisi nelle visite pastorali ne avevano chiesto la ricostruzione, che non era mai stata attuata. Nel 1610 il vescovo Filippo Archinti fu però perentorio e diede l’ordine improrogabile di ricostruire l’edificio su disegno dell’ing. Giovanni Pietro Orsolini. Alla visita pastorale del 1627 i lavori erano compiuti e negli anni successivi si cominciarono a eseguire opere interne di abbellimento. In particolare risulta che nel 1669 vi era un organo, posto a sinistra dell’ingresso e presso il campanile: come organista prestava opera il sacerdote Lorenzo Domenico Colomba da Rovio.

In quella stessa epoca a Laino e a Lanzo veniva utilizzato uno strumento portatile, il regale. Per quanto concerne la chiesa di S. Lorenzo di Laino, sappiamo ad esempio che nel 1661, in occasione della festa della Madonna del Carmine, vi venne trasportato un regale da Lugano e suonarono anche quattro musici con degli strumenti a fiato (definiti genericamente “trombete”) che si andarono a prendere ad Argegno con le cavalcature. Nella chiesa di S. Siro di Lanzo nel 1669 vi era un cappellano stipendiato per suonare il regale.

Fra gli organi attualmente esistenti in Valle Intelvi, il più antico è quello di Claino che fu installato nel 1824 da Paolo Chiesa, il quale teneva precedentemente quello strumento presso di sé nella propria casa. I fabbriceri decisero di porre quest’organo nella chiesa di S. Vincenzo in sostituzione di altro precedentemente esistente, sul quale non si sono reperite notizie di fondamentale importanza. L’organo di Claino venne purtroppo impoverito dei registri ad ancia nel corso dei restauri novecenteschi effettuati da Felice Ondei, il quale sostituì Trombe e Fagotti con Violino e Viola.

L’altro organo pienamente ottocentesco della Valle è quello di Osteno, opera di Giuseppe Alchisio di Lezza, posto nella chiesa del paese nel 1861.

Tutti gli altri strumenti delle chiese intelvesi risalgono o vennero installati nel periodo del Movimento Liturgico Riformatore o Movimento Ceciliano, che si sviluppò, a partire dalle regioni di lingua tedesca, dalla seconda metà del XIX secolo, promuovendo il ritorno ad una liturgia modellata su quella medioevale e imperniata sul canto gregoriano. Si trattò di un movimento di riflessione contrapposto in particolare a certe tendenze assunte dalla musica sacra: gli organi romantici infatti erano stati spesso costruiti per eseguire repertori che sconfinavano in quello bandistico e melodrammatico. Punto nodale di questa riflessione fu il Motu proprio di Papa Pio X “Inter Sollicitudines” del 22 novembre 1903: la musica sacra doveva possedere le qualità della liturgia: santità, bontà delle forme e universalità, presenti al massimo grado nel canto gregoriano e nella polifonia sacra.

Il movimento determinò un fiorire di cappelle musicali e di interesse per l’organo in tutta Europa. Ecco: gli organi della Valle Intelvi si collocano per gran parte in questo periodo: Blessagno (Mascioni 1912), San Fedele (Lingiardi collocato nel 1922), Schignano (Ondei collocato nel 1924), Laino (Nasoni 1926), Casasco (Gandini 1933), Pellio Superiore (Balbiani Vegezzi Bossi 1937).

Un discorso a parte va fatto per la comunità di Argegno, il cui organo attuale (Mascioni) risale al 1894, ma che possedeva uno strumento già nel 1743; per Castiglione (Anonimo collocato nel 1898 e modificato da Nasoni nel ‘900) che aveva, come detto, una tradizione organaria precedente; per Lanzo, il cui organo venne installato nel 1878 ma è stato rimosso negli anni ’70; per quei paesi (Pigra, Pellio Inferiore) che presentano organi a canne risalenti a tempi piuttosto recenti. Fra questi ultimi spicca decisamente per le sue potenzialità il Mascioni 1982 di Campione d’Italia.

Rita Pellegrini e Ismaele Gatti

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