Leandro Bonini – una vita tra medicina e apostolato

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Leandro Bonini/ una vita tra medicina e apostolato, edito da Scripta Manent

Chi era Leandro Bonini

Definire la vita del dott. Leandro Bonini “interessante” è assai riduttivo.

Dire chi era questo medico è ancora più difficile semplice. Inizierò da una

sua frase che ho definito il “primo comandamento Bonini”. Eccola: “se vuoi

essere un buon medico, non arricchirti mai”! Egli non era soltanto un

medico/chirurgo con specializzazione in malattie polmonari.

Era un poeta, un miniaturista e, generalmente parlando, un uomo di vasta

cultura classica (greco e latino inclusi) e un preparatissimo biblista. Era

marito e padre devoto, autorevole sempre, autoritario mai con i suoi 12

figli (6 femmine e 6 maschi), 10 dei quali sono ancora viventi.

Ha sempre dimostrato con i fatti un altissimo senso del dovere e uno

spiccato amore per la Patria alla quale ha dedicato più di 6 anni della

propria vita.

L’8 settembre 1943, il Capitano Medico Leandro Bonini si trovava nell’isola

di Samo e, nonostante gli inviti a “fuggire” che gli giungevano da più

parti, decise di restare per non abbandonare i suoi soldati, pur nella

consapevolezza che la sua decisioine l’avrebbe condotto a un campo di

concentramento.

Così accadde, infatti. Il 15 dicembre 1943 venne stivato con tantio altri

soldati in un carro bestiame e, dopo un viaggio duranto 14 giorni, sarebbe

arrivato a Fullen, un campo di concentramento al confine della Germania con

l’Olanda dove avrebbe trascorso ben 21 mesi.

Chiamato eufemisticamente “campo-ospedale” era in realtà un “campo della

morte”. Qui venivano convogliati militari di ogni nazione ormai inabili al

lavoro coatto e in massima parte affetti da TBC. Si sarebbero potuti salvare

quasi tutti – secondo la relazione del dott Bonini – se fossero stati

forniti i dovuti medicinali e gli indispensabili alimenti.

Purtroppo, mancavano e gli uni e gli altri. Ciononostante, dei circa 2000

militari affidatigli e inventandosi “apparecchi” per la pneumologia, riuscì

a restituirne circa 900 alle rispettive famiglie.

Chiudo dicendo che:

* all’arrivo degli alleati a Fullen, rifiutò di partire finché anche

l’ultimo dei soldati non fosse salito sul camion dei liberatori.

* mai pronunciò frasi o parole di condanna nei riguardi dei tedeschi, anche

quando si comportavano da aguzzini nei campi di concentramento.

* non esitò a farsi togliere del sangue per la trasfusione a un ammalato

che, quasi per miracolo, si sarebbe salvato. La foto in copertina è la

cetrtificazione dell’evento.

Il libro contiene molto altro ancora, naturalmente ma non aggiungiamo altro

per non guastare la sorpresa ai lettori.

  1. Murgia

Ricordiamo che il dott. Bonini fu attivo anche a Lanzo dove si recava periodicamente con i suoi apparecchi per eseguire radiografie.

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