La Rivista Archeologica Comense nn. 193-194

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La Rivista Archeologica Comense nn. 193-194: un volume unico che si riferisce alle annate 2011-2012.

Un traguardo di cui la Società Archeologica Comense è particolarmente orgogliosa, poiché corrisponde al 140° anno di pubblicazione. Il periodico è stato infatti fondato nel 1872 con lo scopo di rendere noti i rinvenimenti, promuovere e diffondere gli studi riguardanti i beni storici ed artistici del nostro territorio; è uno dei più antichi d’Italia ed all’epoca è stato proposto come esempio da imitare nelle altre regioni dello Stato che si era da poco costituito!

Il numero attuale della RAC si apre con un articolo molto corposo di Mattia Sormani che pubblica integralmente l’importantissimo cimitero dell’età del Ferro di Gudo, un paese non lontano da Bellinzona. Un’altra “ricorrenza” è costituita dal fatto che questa necropoli venne studiata da mons. Baserga e pubblicata proprio sulla RAC nel 1911 in un lungo articolo; era normale infatti che gli studiosi comaschi fossero chiamati in Canton Ticino a visionare i materiali in caso di rinvenimenti, e frequentemente la nostra rivista ne pubblicava gli studi.

Le ben 306 tombe della necropoli di Gudo erano ad inumazione, ma i cadaveri non si sono conservati a causa dell’acidità del terreno; le sepolture erano “recinti di pietre”, cioè filari di ciottoli, in alcuni casi con segnacoli (fig. 2). Le sepolture hanno restituito 1500 manufatti (vasellame, fibule, orecchini, pendagli, cinture in bronzo…), prova del benessere della zona, e la loro analisi ha consentito di delineare le caratteristiche e le attività della popolazione. Ad esempio alcuni vasi, di una foggia particolare e non attestati altrove, testimoniano di essere prodotti locali, cioè indicano l’esistenza di fabbriche ceramiche nel territorio, altri oggetti documentano rapporti con le popolazioni vicine (ad esempio un vaso a fasce rosse e nere con il Veneto -fig.3-); numerose anche le perle d’ambra, un prodotto proveniente dal mar Baltico.

L’autore ha condotto uno studio rigorosissimo e si è sforzato di ricostruire quali erano i corredi (cioè gli oggetti deposti nelle tombe) tombali femminili e maschili, e come erano mutati con il passare dei secoli.

Tutti gli oggetti sono stati schedati, fotografati o disegnati, e inseriti in un CD allegato alla rivista, per cui il lettore può facilmente e comodamente apprezzarne i particolari o procedere a ricerche tipologiche.

Il Canton Ticino è ancora l’argomento di un articolo di Rossana Cardani Vergani che riferisce a proposito delle attività e degli scavi dell’Ufficio Beni Culturali di Bellinzona, cioè del rinvenimento di alcune tombe romane a Cavigliano, dei lavori effettuati a Rovio ed a Quinto; in quest’ultimo sito in particolare, nella chiesa di San Martino, è stato scoperto un affresco di X-XI secolo, raffigurante Abele.

Ma probabilmente interesseranno maggiormente i lettori intelvesi gli articolo seguenti, che riguardano, ciascuno per aspetti diversi, San Fedele.

Matteo Bollini studia gli affreschi medievali della chiesa omonima a Como (fig. 4), Roberto Caimi e Valeria Mariotti presentano lo scavo effettuato nella chiesa di San Fedele a Verceia, Rita Pezzola compone una scheda di sintesi sul santo e le fonti scritte. Val la pena soffermarsi su quest’ultimo lavoro, a causa della dedica di un intero paese che la Valle d’Intelvi ha fatto a San Fedele.

E’ noto da una legenda che durante una persecuzione i cristiani Carpoforo ed Esazio furono uccisi agli inizi del IV secolo dai soldati di Massimiano vicino a Como; Fedele invece riuscì a scappare, ma venne raggiunto e decapitato a Summolacum. Qualche secolo dopo la redazione di questo testo il culto di San Fedele vede una forte rivitalizzazione. Infatti viene “riscoperto per rivelazione” il sepolcro del santo e nel 964 il vescovo Valdone ne trasferisce le spoglie a Como, nella ex-chiesa di Sant’Eufemia da allora in poi dedicata appunto a San Fedele.

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La Copertina

 Significativamente nello stesso anno il vescovo si impossessa dell’Isola Comacina e ne distrugge le fortificazioni, dove si erano rifugiati i figli di Berengario, schierandosi perciò decisamente con l’imperatore.

La studiosa incastra una serie di dati che denunciano una precisa posizione dell’episcopato in funzione di una sua autoaffermazione, e infatti assistiamo ad un concatenarsi di fatti che si danno significato l’un l’altro: la sostituzione della dedicazione a santa Eufemia (una santa bizantina) con un santo “tutto comasco” come San Fedele; vari interventi edilizi (costruzione del San Fedelino a Novate; edificazione nel X secolo di una piccola chiesa dedicata a San Fedele a Verceia; edificazione nell’XI secolo, ma forse anche alla fine del X, della chiesa di San Fedele a Como, resasi necessaria per l’aumento dei devoti dopo il trasferimento delle reliquie); la diffusione del culto del santo nel territorio.

Tramite la devozione a San Fedele l’episcopato afferma i suoi interessi nella zona e sugli itinerari stradali; Rita Pezzola elabora infatti una cartina in cui segnala tutti i luoghi di culto dedicati a San Fedele, nella quale si evidenziano particolarmente la sponda occidentale del Lario e la Valtellina, cosicché il contesto viario acquista “una rinnovata valenza politica, economica, devozionale e simbolica”. Il trasferimento stesso dei sacri resti dalla sommità del lago a Como traccia proprio fisicamente il rinnovato ‘”possesCopertina della Rivistaso” di una via di transito importante e del territorio circostante.

Per ogni informazione sulla rivista e la Società Archeologica Comense si veda il sito www.archeologicacomo.org

Fulvia Butti Ronchetti

 

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Foto effettuata all’epoca dello scavo della necropoli di Gudo

 

fig. 3 Vaso a fasce rosse e nere da Gudo
fig. 3 Vaso a fasce rosse e nere da Gudo
fig. 4 Affresco con San Fedele che, decollato, regge la sua testa (Como, San Fedele)
fig. 4 Affresco con San Fedele che, decollato, regge la sua testa (Como, San Fedele)

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