La pulizia delle superfici preliminare al restauro

a cura di Flavia Trivella

La scelta del sistema di pulitura è una fase fondamentale di un intervento di restauro, determinante per la sua riuscita e soprattutto per la sua durata. Tecniche non adatte, troppo aggressive per determinati tipi di superficie, o al contrario troppo blande, possono innescare in tempi rapidi nuove e più pericolose patologie, non solo nei materiali considerati “vulnerabili”, ma anche in quelli apparentemente più resistenti come il calcestruzzo, i laterizi o i rivestimenti ceramici. Come spesso accade i rischi maggiori solo legati alla penetrazione dell’acqua, che favorisce la formazione di efflorescenze, di sgretolamenti e fessurazioni, sia in superficie che in profondità, il distacco degli strati di finitura e il rapido riapparire delle macchie di “sporco”. Nel caso dei rivestimenti in lastre, può essere compromessa in tempi molto rapidi anche la stabilità dei sistemi di ancoraggio meccanico.

Nella scelta del sistema di pulitura più idoneo devono essere presi in considerazione la natura della superficie da sottoporre all’intervento, il suo “valore” storico e artistico, le sue condizioni di conservazione, il tipo e la consistenza dello sporco. Le maestranze più esperte sono in grado di proporre soluzioni ad hoc, che tengono conto di tutti questi aspetti, calibrando i pro e contro per offrire il giusto compromesso tra efficacia della pulitura e conservazione della materia originale.

In generale, si distingue fra superfici di pregio (per natura del materiale, antichità o raffinatezza della lavorazione) e superfici rudi, più resistenti o dotate di uno strato superficiale considerato sacrificabile. Rientrano nella prima categoria le pietre porose e calcaree, le decorazioni pittoriche su intonaco o legno, gli stucchi di malta o gesso, le decorazioni in cotto semplice e invetriato, i vetri artistici… per i quali si sceglieranno dei sistemi di pulitura leggeri e calibrabili, generalmente mutuati dal settore del restauro artistico, come le micro e aereo-sabbiature, gli impacchi assorbenti, i lavaggi con acqua nebulizzata, le brossature manuali e il laser. In queste tecnologie grande importanza riveste la manualità e l’esperienza dell’operatore, che è chiamato anche a distinguere tra patine deturpanti da eliminare senza esitazioni e patine “nobili”, segni delicati del passaggio del tempo e dell’azione dell’uomo che devono essere mantenuti anche perché in molti casi rappresentano uno scudo protettivo importantissimo per la sopravvivenza del materiale antico.

Un procedimento di pulitura deve presentare i seguenti requisiti: eliminare quanto dannoso ed esteticamente deturpante, non comportare modifiche alla superficie e al suo supporto, rispettare le patine naturali e nobili, essere controllabile, graduabile e selettivo. Una fase di diagnostica preventiva può orientare nella scelta del metodo, fornendo informazioni sulla natura del materiale da pulire e sul tipo di inquinante da eliminare.

Idropulitura a pressione:

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agendo sui parametri caratteristici (angolo di spruzzatura, portata, temperatura dell’acqua, distanza ugello-superficie) si può ridurre l’aggressività del metodo rendendolo idoneo alle superfici a intonaco, ceramica, cemento. In ogni caso questo tipo di pulitura comporta l’asportazione delle porzioni in fase di distacco, l’abrasione e l’aumento della porosità superficiale.

Idrolavaggi con additivi blandi a pressione controllata e a bassa temperatura, devono essere seguiti da risciacquatura accurata e sono utilizzabili per la pulitura delle superfici smaltate.

Lavaggi con acqua nebulizzata (la superficie viene aspersa con piccolissime gocce d’acqua a bassissima pressione emessi da ugelli posizionati su griglie):

l’azione emolliente dell’acqua scioglie le croste nere e i depositi incoerenti, senza arrecare danno alle superfici. Nel caso di croste particolarmente resistenti si può integrare con interventi manuali, con spazzole di saggina, bisturi, o aggiungere all’acqua additivi blandi o tensioattivi. E’ un metodo adatto per tutte le superfici, anche di pregio.

Le sabbiature a secco o umido sono considerate accettabili esclusivamente con pressioni minime (non oltre 3 atm) e abrasivi morbidi, di durezza sempre inferiore a quella delle superfici da pulire (laterizi, graniglie, intonaci), pena lo sfarinamento del materiale e la rapida comparsa di fessure.

La microsabbiatura di precisione è il metodo più adatto alle superfici scolpite o comunque modanate; utilizza abrasivi morbidi e diversificati (sfere di ossido di alluminio, microsfere di vetro, noccioli di mandorla…) e deve essere condotta da un operatore esperto.

Microaeroabrasivature umide e sistemi JOS impiegano macchine ad aria compressa dotate di ugelli orientabili e regolabili, che funzionano con pressioni da 1,5 a 3,5 atm utilizzando abrasivi morbidi, eventualmente additivati con acqua. Offrono un perfetto controllo del getto pulente e buone rese operative.

Gli impacchi assorbenti a base di sali complessanti, bicarbonato di ammonio o EDTA, in soluzione o sospensione e veicolati tramite materiali ispessenti come la polpa di cellulosa, vengono impiegati per asportare le sostanze particolarmente recidive o per le superfici pregiate o in precarie condizioni di conservazione. Richiedono operatori esperti, tempi mediamente lunghi e possono essere ripetuti.

I pulitori acidi possono essere utilizzati per i metalli, con la precauzione di realizzare sempre delle prove preliminari.

Di particolare efficacia e dai risultati insuperabili è infine la pulitura con le apparecchiature che utilizzavano il laser: sistema del tutto rispettoso delle superfici e perfettamente pulente

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Apparecchio laser

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