Il Convegno Artisti dei Laghi Lombardi in Ungheria

Il Convegno Artisti dei Laghi Lombardi in Ungheria.
Dal Medioevo ai Secoli Moderni

Nell’anno 2013 la celebrazione degli antichi rapporti tra Italia e Ungheria ha dato origine ad una ricca serie di eventi e di scambi culturali. Il 10, 11 e 12 ottobre la sala conferenze della basilica di Sant’Ambrogio a Milano, luogo simbolo non solo della storia cistercense e cittadina, ma soprattutto crocevia di relazioni e scambi culturali attraverso i secoli, ha ospitato il convegno internazionale dedicato alla presenza in Ungheria, dal Medioevo alla fine dell’Ancien Régime, degli artisti originari dell’area dei laghi lombardo-ticinesi. Le quattro sessioni in cui si sono articolate le giornate, frutto del coordinamento scientifico del prof. Andrea Spiriti e del supporto organizzativo del Consolato Generale d’Ungheria a Milano, hanno offerto una ricca panoramica in ordine cronologico, dal Romanico alle soglie dell’Ottocento, dell’attività di questi straordinari protagonisti nelle arti e nell’architettura della storia mitteleuropea. L’area territoriale indagata dagli studiosi italiani e stranieri (Hrvatski institut za povijest, Zagreb, Istituto Storico Austriaco, Roma, Loránd Eötvös University, Budapest, Pázmany Péter Katolikus Egyetem, Sapienza – Università di Roma, Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Milano, Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici di Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, Università degli Studi dell’Insubria, Varese-Como, Uniwersytet Warszawski, Ústav dêjin Umêní, Akademie Vêd, Praha), con una precisa scelta di recupero storico dell’estensione del Regno d’Ungheria, non si è limitata al territorio che attualmente costituisce la repubblica ungherese, ma ha compreso una ben più ampia realtà che si sviluppò in età medievale, dalla Transilvania alla Croazia. In età moderna, dopo la lunga fase di occupazione ottomana di una considerevole parte di territori, l’Impero che già aveva acquisito nel quarto decennio del Cinquecento, dopo i terribili esiti della battaglia di Mohács (1526), la porzione nord ed a ovest del paese (Ungheria Reale), progressivamente, tra gli ultimi decenni del Seicento e i primi del Settecento, riconquistò i territori ungheresi originari che entrarono a far parte della vasta compagine asburgica. In tutte queste diverse fasi la presenza di artisti lacuali e, più generalmente, di personalità provenienti dallo Stato di Milano, ha assunto un peso rilevante. Dal XII secolo sono attestati frammenti di statuaria e capitelli, dal momento che ben pochi complessi hanno conservato i caratteri originali, che mostrano caratteri assai vicini a quelli prodotti in varie aree italiane da coevi lapicidi di area comasco-ticinese. Certa è la presenza in Dalmazia dei maestri Francesco e Bonino “de Mediolano” nella fase più matura del gotico, tra l’ultimo quarto del Trecento e i primi decenni del Quattrocento. Il primo, il cui nome è legato alla realizzazione dell’arca di San Simeone a Zara, fu probabilmente un orefice, mentre il secondo fu impiegato nella scultura monumentale e fu forse anche architetto. Nell’ambito dei continui trasferimenti di maestranze, non va dimenticata, viceversa, la presenza di scultori di origine ungherese nel grande cantiere cosmopolita del duomo di Milano alla fine del XIV secolo che cooperarono, favorendo un complesso scambio di modelli, con artisti campionesi e intelvesi. Assai densa di relazioni artistiche e politiche è la stagione umanistica con la paradigmatica figura di Branda Castiglioni, vescovo di Veszprém e a Castiglione Olona realizzatore della prima città ideale per la cui costruzione e decorazione furono chiamati artisti dalla mitteleuropa a Firenze e Siena. Né di minore importanza per la diffusione di modelli culturali fu la circolazione dei celeberrimi manoscritti miniati nell’età di Mattia Corvino nella cui corte considerevole fu la presenza della componente lombarda. Nonostante la fase iniziale di espansione dell’attività degli artisti lacuali verso la mitteleuropa nella seconda metà del Cinquecento-prima metà del Seicento abbia coinciso con la fase di occupazione ottomana di buona parte delle provincie ungheresi, ciò non ridimensionò affatto la presenza di maestranze lombardo-ticinesi. Al posto di professionisti dell’architettura civile e religiosa, nonché della scultura e delle pittura, giunsero in Ungheria, mostrando la consueta adattabilità alle più diverse e complesse situazioni, esperti progettisti e costruttori nel settore delle fortificazioni che operarono per circa 100 anni al servizio di entrambi i fronti. È proprio in questo ambito che iniziano a emergere, grazie a mirate ricerche, attente alla interpretazione di cognomi spesso storpiati nei documenti redatti in lingue diverse, interi rami di dinastie di intelvesi che operarono con successo in questo specifico ambito e di cui ancora sfuggono biografie strutturate, eccetto il più noto tra costoro, Pietro Ferrabosco di Laino. Fu proprio questa casata a fornire il maggior numero di architetti militari, ma le carte hanno restituito la memoria anche di esponenti della famiglia degli Spazzi di Lanzo, né mancano cognomi ticinesi, come Fontana e Pozzi.

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La successiva fase di ricostruzione in chiave barocca e rococò dei territori riconquistati ai turchi e non solo, raggiunse il suo acme nel corso della prima metà del Settecento. Di particolare rilievo fu l’attività di alcuni esponenti del ramo collaterale dei Carloni di Scaria trasferitosi a Verna che vide varie personalità, come Giovanni Battista (1580-90-1645) e Sebastiano attivi nell’Hofburg di Vienna. Tra questi si distinse l’architetto Giovanni Battista (1682-1747), figlio di Domenico, attivo al servizio del vescovo di Eger. La sua fitta produzione, soprattutto come progettista di edifici di culto, ne favorì il trasferimento in forme semi permanenti nella città d’adozione e la sua integrazione sociale si consolidò sposando una cittadina ungherese.

Una lunga permanenza lontano dai territori d’origine interessò anche i due fratelli Clemente e Giacomo Somazzi di Montagnola, attivi tra l’ultimo decennio del Settecento e il primo dell’Ottocento in Dalmazia e Croazia con una assidua presenza in cantieri religiosi e civili, questi ultimi quasi del tutto perduti, in qualità di stuccatori. A loro si dovette la divulgazione di quella lezione neoclassica che proprio nei decenni immediatamente precedenti aveva avuto uno dei più importanti creatori, nei territori asburgici della Lombardia austriaca e del Granducato di Toscana, nel celebre Giocondo Albertolli di Bedano.

Laura Facchin

Note a margine del suddetto Convegno

Una delle ricadute più significative della partecipazione a Convegni, Giornate di studio, Seminari…è quella di stimolare la fantasia, di creare dubbi, di provocare domande. Non ultima quella di fare delle “note a margine”, magari di poco o nullo interesse per gli studiosi, ma, a mio avviso, comunque non da poco per lo stimolo della conoscenza.

A margine del Convegno Artisti dei Laghi Lombardi in Ungheria. Dal Medioevo ai Secoli Moderni, ecco le note da me appuntate, evocate dalle numerose e qualificate relazioni.

1 – Gli Artisti dei Laghi non terminano la loro millenaria avventura con la caduta dell’ancien régime, ma la continuano in spazi ancora più ampi: Sud e Nord America, Asia, Africa. E continua ancor oggi.

2 – Gli Artisti dei Laghi hanno dimostrato fin dalle loro origini una grande capacità di scouting sia delle occasioni di lavoro che di aggregazione delle forze operative più qualificate: carpentieri, lapicidi, ferraioli, decoratori… convogliandoli nei grandi Cantieri.

3 – La rappresentazione pittorica o plastica di certi “segni”, quali i baffi, la forma della capigliatura, la presenza dei tarocchi… è importante per assegnare l’epoca di realizzazione dell’opera che li contiene. L’ossessiva presenza dei baffi, ad esempio, denuncia la lunga epoca del pericolo turco e termina solo dopo la sua sconfitta sotto le mura di Vienna.

4 – L’artigianato di alta o altissima qualità può essere anche al servizio del falso: lo dimostra il bel lampadario di Castiglione Olona, un falso dell’800.

5 -L’esplosione dell’emigrazione–immigrazione degli anni tra il 1530 – 1580 è un chiaro segno di un favorevole cambiamento climatico ma di un ancora più alto tasso di crescita demografica e dell’impossibilità delle terre natali di sostenerne il peso. Le Terre dei Laghi vedono in questo periodo una forte immigrazione di gente delle Alte Valli lombarde.

6 – Gli Artisti dei Laghi non esitano a riqualificarsi come Architetti militari quando aumenta la domanda. Moltissimi sono i Castelli e le fortificazioni anche degli Intelvesi: in Austria, Slovenia, Slovacchia, Ungheria…fino all’epoca della cosiddetta Linea Cadorna, una vera opera d’arte!

7 – Gli Artisti dei Laghi hanno una ben comprensibile aspirazione alla nobilitazione: -a pagamento! – ma ben accetta, perché li introduce nell’ambiente della Nobiltà di censo, degli Ordini religiosi e garantisce loro una sorta di primazia.

8 – “Magistri Lombardi”: così amano chiamarsi molti Artisti dei Laghi. Per due ragioni: per non doversi dichiarare “sudditi” del Ducato di Milano o dei Cantoni svizzeri (bell’esempio di dignità valligiana); ma anche per essere accettati “da lombardi” come cittadini del Ducato di Milano, a sua volta appartenente al Regno di Spagna, a sua volta parte del Sacro Romano Impero! In poche parole: cittadini europei!

9 – Grande la capacità di marketing degli Artisti dei Laghi! Operano in un territorio finché offre buone opportunità (e guadagni); lo si lascia quando le opportunità calano o la concorrenza locale si fa aggressiva; si ritorna al fiorire di nuove e lucrose iniziative. E sono ben accetti, perché hanno lasciato esempi solidi del loro ben operare!

L. Trivella

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