L’economia domestica al tempo dei Magistri

L’economia domestica al tempo dei Magistri

Fino ad alcuni decenni fa si poteva ancora vivere la situazione economica in cui erano immersi i nostri più recenti antenati . Situazione non molto diversa da quella dell’epoca dei Magistri Intelvesi, nel pieno della loro epoca d’oro : il seicento ed il settecento. Anzi, forse un poco meno felice, visto il degrado delle condizioni economiche causata dalla fine di quell’epoca, di servizio ( ben remunerato ) alla Nobiltà ed alla Chiesa.

Ricordiamo in questo appunto un aspetto di questa vita : la convivenza con gli animali di media e grossa taglia : la capra, il maiale, la mucca.

Molti intelvesi, oggi almeno settantenni, ricordano perfettamente questa convivenza, non fuori Paese o sui Munt o sugli Alp, come ancora ( fortunatamente ) oggi, ma in pieno Borgo dove cxase, stalle, orti erano fianco a fianco.

Ricordano l’impegno che li occupava, da bambini, alla cura della capra di famiglia : il fascetto giornaliero di erba e di rami di frassino da procurale come nutrimento, il gerletto invernale di fieno, l’accompagnamento al pascolo sotto le fronde delle selve castanili., l’abbeverata alla fontana comunale o il secchio da portarle quando la neve alta ne impediva l’uscita . Il rito giornaliero della mungitura , con l’apporto prezioso del latte anzitutto per l’ultimo nato, in modo da liberare la mamma dal debilitante impegno ( dell’allattamento, non della mungitura ), poi degli altri famigliari ad accompagnamento della giornaliera fetta di polenta o per la minestra di riso o le castagne e patate.

Una capra, per il suo moderato costo, era alla portata di tutte ( o quasi ) le famiglie ed anche come impegno poteva essere affidata anche ai piccoli.

Al contrario della mucca, di prezzo ben più elevato ; di necessità di foraggio molto più importante : Il che voleva dire avere prati e pascoli a disposizione, di proprietà o in affitto : ma comunque costosi.

Anche per la gestione annuale la mucca era molto più impegnativa: doveva essere portata , dopo l’inverno, prima nelle cascine vicino al paese, poi ( se la famiglia lo possedeva ) al munt di mezza montagna e infine affidata al pastore per essere portata sull’alp, per la stagione estiva

Il terzo animale di grossa taglia , quasi indispensabile in famiglia, era il maiale , di cui si dice ancora oggi che nessuna parte va sprecata. Scorta ambita e vitale per la sussistenza ; animale “ ecologico “ per eccellenza : non esisteva scarto di cucina e di orto che andasse sprecato : tutto era destinato al maiale .

La capra era addirittura quasi un animale domestico : era alloggiata, quando non c’erano altre più idonee postazioni, nel sottoscala . I suoi residui non davano granchè fastidio, per la minima umidità in essi contenuta e peraltro utilisimi come concime dell’orto.

Diversa la situazione del maiale, ben più odoroso e fastidioso. Esso era alloggiato in un piccolo locale ( lo stabiello ) posizionato a fianco della stalla delle mucche e , fin che era possibile, almeno staccata dalla casa di abitazione.

L. T.

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