Decorative plasterwork in Ireland and Europe.

Decorative plasterwork in Ireland and Europe. Ornament and the early modern interior

a cura di C. Casey e C. Lucey

atti del convegno internazionale di studi (Dublin, Trinity College, april 2010)

Dublin, Four Court Press 2012

pp. 266

Nell’aprile 2012 il Trinity College di Dublino ha ospitato un convegno internazionale di studi interamente dedicato alla scultura in stucco tra Sei e Settecento che ha visto il coinvolgimento di studiosi dell’Irlanda, Regno Unito, Germania, Olanda, Repubblica Ceca e Italia.

Gli atti sono stati presentati alla fine di maggio 2012 presso il Trinity College con ottima affluenza di pubblico alla presenza dell’ambasciatore svizzero. Meritoria è stata la scelta, al di là delle differenti provenienze degli autori, di pubblicare tutti i contributi in forma integrale in lingua inglese al fine di permettere una circolazione su scala effettivamente internazionale delle numerose novità emerse. Gli interventi, in tutto tredici, pur tenendo conto di recenti campagne di restauro, in un caso ancora in corso, Hofkirche di Würzburg (inaugurazione prevista il 22 settembre 2012), si devono a storici dell’arte e hanno soprattutto risposto alla necessità di ulteriori approfondimenti nell’ambito della ricerca documentaria per la corretta individuazione delle maestranze coinvolte nei vari cantieri, alcuni dei quali quasi del tutto inediti agli studi, come nel caso di numerosi palazzi britannici e irlandesi. Hanno ricevuto conferme o nuove paternità artisti come Baldasar Fontana – di cui sono in corso di realizzazione gli atti del convegno tenutosi a Chiasso nel dicembre 2011 – Santino Bussi, Carlo Maria Pozzi, i Lanfranchini, ma sono emersi anche nomi ben poco noti in patria come David Buoni e Carlo Laghi tra L’Aia e Leida.

Ulteriore elemento di novità presente in vari saggi è il tentativo di inserimento dell’attività della scultura in stucco nel contesto storico-politico contemporaneo, con particolare attenzione per le valenze simboliche dell’uso del materiale e delle iconografie scelte, nonché la ricostruzione dei meccanismi economici e di distribuzione del lavoro che regolavano le ditte degli artisti lacuali al loro interno e nelle relazioni con gli artisti e la manodopera locale.

Rimane indiscusso il quasi esclusivo primato, nei diversi territori indagati, degli artisti dell’area dei laghi lombardo-ticinese, sebbene emerga con una qualità assai elevata la produzione dell’équipe guidata dal francese Bartolomew Cramillon da Dublino a Bruxelles. Si conferma la straordinaria capacità degli artisti lacuali di farsi anticipatori nella diffusione di nuovi modelli di stile, non solo per la nascita del Rococò in area mitteleuropea, ma anche nella elaborazione dei primi stilemi neoclassici, si pensi solo allo splendido ciclo delle Muse di Paolo e Filippo Lanfranchini nella Apollo Room al n. 85 di St. Stephen Green a Dublino, datato intorno al 1738. Grande rilievo assumono, infine, in vari contributi, i rapporti tra la scultura eseguita e la produzione grafica dei modelli, ove un ruolo di primaria importanza ebbe il pionieristico trattato di Carlo Maria Pozzi di Castel San Pietro, pubblicato a Fulda all’inizio del XVIII secolo.

Laura Facchin

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