Da Garove ai Buzzi. Artisti lacuali per l’altare maggiore della parrocchiale di La Morra, nel cuore delle Langhe.

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Venerdì 7 settembre 2013 nella splendida cornice del centro storico di La Morra, in provincia di Cuneo, è stato presentato il volume ‘L’Altare maggiore di San Martino in La Morra. Nuovi documenti e studi’, edito dall’Associazione Agorà con il contributo di Eventi & Turismo. La pubblicazione, dedicata allo splendido altare marmoreo barocco della parrocchiale, raccoglie i contributi del pomeriggio di studi svoltosi il 7 maggio 2011. Entra così a far parte della collana di pubblicazioni inaugurata nel 2006 dall’associazione lamorrese che ha per vocazione la promozione della cultura e delle bellezze artistiche del territorio. Il volume costituisce un ulteriore approfondimento sulla chiesa di San Martino, progettata dall’ingegnere ducale Michelangelo Garove intorno al 1683, cui è stato dedicato uno studio monografico nel 2009, al termine di una significativa campagna di restauri. Interventi che, tuttavia, non hanno interessato l’altare maggiore, fulcro liturgico del tempio cristiano. Le nuove indagini che hanno coinvolto studiosi di differenti discipline, vogliono quindi anche incentivare possibili nuovi lavori sul prezioso manufatto e dimostrano la ricchezza artistica e architettonica di una terra già nota a livello internazionale per le sue eccellenze vinicole e gastronomiche. Le ricerche d’archivio hanno ancora una volta dimostrato la massiccia presenza di artisti dell’area delle valli lombardo-ticinesi nella realizzazione di un monumentale manufatto in marmi policromi – alcuni dei quali piuttosto rari in territorio sabaudo all’inizio del Settecento – introdotti grazie al lavoro di équipe dell’architetto, il già citato Garove, del ramo campionese della dinastia di Bissone, che ne fornì il primo progetto, poi rielaborato dal suo collaboratore Giovanni Valle, dei capimastri Quadrone di San Fedele Intelvi che operarono tra gli anni ottanta e novanta del Seicento per la stessa costruzione dell’edificio di culto, e dei Buzzi di Viggiù che nel 1705 stipularono il contratto per l’erezione della macchina d’altare. Il ramo di questa vasta famiglia, attestato in Torino e in Piemonte, vi lavorò, pur con interruzioni, per oltre duecento anni, dal Seicento all’Ottocento, spesso in collaborazione con altri importanti gruppi intelvesi, in particolare Ferretti e Piazzoli di Castiglione Intelvi, e in competizione con le società di caronesi dei Casella, Aprile e Solaro per il controllo della lucrosa gestione delle cave di marmo.

Laura Facchin

 

I. Boglietti-L. Facchin-B. Signorelli-M. Gomez Serito, L’Altare maggiore di San Martino in La Morra. Nuovi documenti e studi, Bra, Agorà, 2012, pp. 60.

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