Al Castello di Aglié – Poeti e Magistri – Con Guido Gozzano e Giovanni Paolo Recchi

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 “Più bel piacer davver non c’è ch’andare ad Agliè, ch’andare ad Agliè”.

Così scriveva, ancora fanciullo, Guido Gozzano (1883-1916) che amava molto l’ambiente agreste di Aglié, in provincia di Torino e, in particolare, “Il Meleto”, la proprietà di campagna circondata da un piccolo giardino romantico con magnolie secolari a pochi passi dal centro cittadino. Visitando la villa, che conserva gli effetti personali del poeta “le buone cose di pessimo gusto”di cui Gozzano racconta nella poesia “L’amica di Nonna Speranza”, si ha l’impressione di essere trasportati in un festoso giorno di un secolo felice.

Quest’impressione si rafforza se si visita il vicino Castello ducale di Aglié che Gozzano, appena ventenne, descrisse in una sua poesia ricca di echi dannunziani intitolata “Il castello di Aglié” e, in particolare, sostando nel Salone da ballo detto di Arduino con riferimento al tema degli affreschi del XVII secolo che raffigurano le gesta di Arduino D’Ivrea, primo re d’Italia.

L’autore degli affreschi, che convergono con moto ascensionale al centro della grande volta, dove si trova la Vergine in Gloria, sono opera di un comasco di cui ho già parlato a proposito della Venaria Reale e in particolare della “Stanza delle Cacce Infernali (V. articolo in “La Voce” Gennaio 2012 –“Comaschi e Luganesi alla Venaria Reale”) e cioè Giovanni Paolo Recchi. Il fatto non stupisca, i settori della decorazione, infatti, nel seicento e anche nei secoli successivi, furono monopolizzati nella capitale dei Savoia da artisti ticinesi, comaschi, della Valle Intelvi e della Valsolda e i Recchi, Giovanni Paolo e Giovanni Antonio, nelle regali residenze che circondavano Torino come una “corona di delizie”, erano di casa.

Rosa Maria Corti

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